Obesità

ObesitàL'obesità, come aumento spropositato del peso corporeo (20% in più rispetto al peso ideale), rappresenta una delle più insidiose patologie endemiche contemporanee. L'apporto calorico superiore alla spesa energetica dell'organismo, nel corso del tempo si tramuta in aumento della massa grassa (I.M.C. superiore a 30) rispetto alla massa magra. Un meccanismo che induce in un circolo vizioso, composto da diversi fattori, biologici, psicologici, e sociali. Infatti, le cause dell'obesità non riguardano esclusivamente gli aspetti medici, come i difetti metabolici relativi alle ghiandole endocrine,

ma anche le alterazioni del comportamento alimentare, quasi sempre legate a fattori psicologici.
É utile capire come alcuni soggetti, pur ingerendo le stesse quantità di cibo, divengono obesi e altri no. In questo caso, i soggetti obesi non sono in grado di spendere sotto forma di calore, secondo il processo di termogenesi obbligatoria e facoltativa, le calorie introdotte. Continuando ad assumere alimenti e a non consumere in modo efficiente, si arriva all'obesità, primaria e secondaria, ginoide e androide (forma iperplastica ed ipertrofica). In entrambi i casi, il numero ed il volume delle cellule adipose (adipociti) aumenta notevolmente, fino alla comparsa di complicanze di rilevante entità. L'obesità, infatti, predispone a numerose malattie, come il diabete, le problematiche legate all'apparato circolatorio e respiratorio, l'ipertensione e le artopatie. Nella maggior parte dei casi, per evitare di incrementare inesorabilmente il rischio di ammalarsi, è utile ricorrere, sotto prescrizione medica, ad un regime dietetico adeguato, a base di cibi ricchi di fibre e proteine, ed all'aumento dell'attività fisica. Nei casi più gravi ed estremi, è quasi sempre consigliato un intervento chirurgico di riduzione dello stomaco, a cui necessariamente segue una dieta mirata.
Quando le cause non riguardano prettamente la predisposizione genetica, una disfunzione ormonale, o un difetto metabolico, l'obesità nasconde un forte disagio psicologico. Alla base di un'assunzione smisurata di cibo può esserci un'insoddisfazione e disprezzo della propria immagine, con relativa perdita di autostima e depressione. Tutti questi fattori inducono a considerare il cibo come un rifugio; un rifugio che in realtà intrappola il mondo interiore, allontanandolo dalla percezione sana del nutrimento (iperfagia, ipoglicemia reattiva). Le conseguenze più evidenti, oltretutto, portano ad una mancanza di stimoli interni ed esterni, che a loro volta generano noia e mancanza di movimento. Quando l'obesità è legata ad un'alterazione del comportamento alimentare, il trattamento diventa più complicato ed articolato: il soggetto affetto da obesità dev'essere valutato da più punti di vista, dall'anamnesi clinica all'osservazione del comportamento alimentare, in un ambiente ricettivo che miri a motivare, fino alla completa guarigione. In questa particolare fase è fondamentale il lavoro di figure professionali come lo psicologo ed il nutrizionista, che insieme concorrono a migliorare le metodologie di pensiero del paziente, sradicando illusorie convinzioni, stabilendo un nuovo rapporto col cibo.
Purtroppo, questo stato di cose riguarda anche i bambini e gli adolescenti. La familiarità con la patologia, gli agi, la sedentarietà, l'aumento del cosiddetto cibo spazzatura, e la mancanza di informazione, giocano un ruolo determinante nell'obesità infantile. Essa insorge quasi come un gioco, e finisce per diventare un'abitudine. In questo caso, i bambini, e gli adolescenti in generale, soffrono per il loro aspetto fisico, oggetto di scherno da parte dei compagni, divenendo vittime e facili bersagli. Questo atteggiamento può degenerare, costringendo il giovane soggetto a mangiare sempre di più, in modo reattivo, con conseguenze spiacevoli sulla psiche. Purtroppo le statistiche denunciano un serio incremento dell'obesità, inducendo ad adottare sempre più misure di prevenzione, e sostenere campagne di sensibilizzazione.

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