Disturbo ossessivo compulsivo

Disturbo ossessivo compulsivoIl disturbo ossessivo compulsivo di personalità ha dei tratti precisi che si possono individuare in chi ne soffre.
Sono persone che curano in modo maniacale l'ordine e organizzano la loro vita sistematicamente, con liste e percorsi predeterminati anche mentali ed estremamente rigidi. Amano il perfezionismo in ogni sua manifestazione, nella vita privata come nel lavoro, curando i particolari per raggiungere un risultato impeccabile.

Sono talmente concentrati nell'organizzazione di ciò che fanno, che non di rado possono anche perdere di vista l'obiettivo finale.
Dal punto di vista emozionale la persona affetta da disturbo ossessivo compulsivo è introversa e non riesce a esternare le proprie emozioni ponendosi in modo ipercritico rispetto alla propria condotta. La sua severità si riferisce anche ai propri comportamenti che sono estremamente coscienziosi e attenti alla moralità.
In base a quanto detto, la persona con disturbo ossessivo compulsivo non accetta errori o infrazioni delle regole date.
L'impegno profuso in ogni ambito ne fa dei lavoratori instancabili che arrivano anche a trascurare la loro vita privata o i momenti di svago. L'equilibrio che creano nella loro quotidiano li porta tuttavia a non accettare rischi, a vivere in modo statico e rifiutare in linea di massima le novità che arrivano naturalmente senza essere state "predefinite".
Questa staticità è frutto anche di sentimenti avari, di egoismo e di poca empatia verso familiari, amici, partner.
Anche nel caso di fallimenti sentimentali la persona affetta da disturbo ossessivo compulsivo non cambia il suo comportamento, attenendosi rigidamente alle sue regole.
Il circolo vizioso che si viene a creare si riferisce sempre all'essere ligi ai propri doveri, ma senza mai trarre vera soddisfazione da quello che fanno.
Un tale stato di cose provoca nelle persone con disturbo ossessivo compulsivo uno stato di ansia perenne, rivolto soprattutto al proprio operato di cui non sono mai soddisfatte. Il pensiero predominante di dover fare sempre meglio e di non riuscire a raggiungere standard evidentemente troppo elevati, li pone in una condizione di rabbia per non essere riusciti nell'intento. Anche la difficoltà di non essere capaci a esprimere le proprie emozioni e i sentimenti porta questi pazienti a provare una profonda frustrazione, in lotta continua con se stessi e con un senso di logoramento che si rinnova ogni giorno. Il loro perfezionismo si spinge anche nel modo di vedere i rapporti interpersonali, verso i quali provano un senso di colpa temendo di poter fare danni o arrecare dolore anche se stessi. La loro "coscienziosità" li porta anche a preoccuparsi eccessivamente delle critiche che gli vengono mosse, temendole e rifiutando qualsiasi giudizio sul loro modo di agire e di operare.
L'esordio del disturbo ossessivo compulsivo si colloca di solito all'inizio della vita adulta e ha il suo picco intorno ai 40-50 anni.
Le cause sono da ricercarsi prevalentemente nell'infanzia e nel rapporto con i genitori che probabilmente si sono dimostrati anaffettivi e troppo rigidi nel controllo del figlio.
I rimproveri frequenti, la richiesta di responsabilizzazione ben oltre la maturità di un bambino e il modo di trattarlo e di parlargli come fosse un adulto, possono innescare il disturbo ossessivo compulsivo di personalità. L'educazione impartita, se eccessivamente impostata sulla moralità, sull'etica e sulla proibizione di manifestare apertamente qualsiasi tipo di emozione (per esempio invitarli a non piangere mai), è una costrizione che porta a forti squilibri di personalità. In realtà di fondo i genitori, che sono il punto di riferimento durante l'infanzia, si pongono verso il bambino in modo contraddittorio dimostrandosi da un lato solo teoricamente affettuosi, ma non lasciandosi quasi mai andare a manifestazioni di apprezzamento e gratificazione.
L'intervento dello psicologo in questo quadro avviene attraverso la terapia cognitivo comportamentale, focalizzando le convinzioni del paziente e suggerendo i cambiamenti necessari per ristabilire anche l'equilibrio psico fisico. Il paziente riesce così ad accettare i propri limiti e le proprie emozioni, ridimensionando la rigidità e la tendenza a essere ipercritico e acquisendo elasticità riguardo ai suoi valori etici e morali.

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