Bulimia

BulimiaLa bulimia è un disturbo del comportamento alimentare, nel quale il soggetto ingerisce quantità spropositate di cibo per poi tentare di non assimilarlo, attraverso diversi metodi come vomito auto-indotto, digiuno, lassativi, attività fisica eccessiva. I bulimici solitamente non sono sovrappeso ma normopeso o addirittura sottopeso; per mantenere la propria forma fisica senza sacrifici alimentari ricorrono ai sopracitati metodi, per rimediare agli attacchi di fame nervosa.

La bulimia spesso è associata ad ulteriori disturbi del comportamento alimentare come l'anoressia, oppure problemi psichici (depressione, disturbi d'ansia, autolesionismo, alcolismo, rischio di suicidio). La bulimia si ritrova spesso in soggetti con parenti stretti anch'essi bulimici: è stata quindi ipotizzata una predisposizione genetica, forse collegata a polimorfismi nei geni degli estrogeni o a particolari malattie endocrine come l'ovaio policistico. I fattori di rischio per la bulimia sono lo stress, la scarsa autostima e vivere in ambienti (familiari o scolastici) in cui la dieta e la forma fisica sono considerati essenziali.
Nell'episodio di bulimia, il soggetto ingurgita compulsivamente quantità enormi di cibo e ha la sensazione di non riuscire a controllarsi; dopo l'episodio, sopravvengono i sensi di colpa per cui il soggetto tenta in ogni modo di non metabolizzare il cibo. Questo comportamento può ripetersi più volte alla settimana e, nei casi più gravi, anche diverse volte al giorno.
Esistono due tipi di bulimia: nel primo, il soggetto tenta di eliminare fisicamente il cibo rigettandolo oppure somministrandosi lassativi ed enteroclismi; nel secondo, il bulimico si impone rigorosi digiuni ed intensa attività fisica. Molto spesso l'episodio di bulimia è programmato ed è scatenato da ansia, stress, episodi emotivi e delusioni.
La bulimia colpisce milioni di persone nel mondo, soprattutto donne: si stima che circa l'1% delle giovani donne sia bulimica. Le adolescenti dai 13 ai 19 anni sono i soggetti più a rischio, a causa dell'influsso negativo dei mass media e dell'età particolarmente influenzabile da modelli alimentari negativi.
La bulimia può causare erosione dei denti, reflusso gastrico cronico, disidratazione, squilibri elettrolitici, aritmie, esofagiti, lacerazioni, gastroparesi, stipsi, ulcere, infertilità, linfadenopatia. Diagnosticare la bulimia non è semplice in quanto esteriormente non ci sono molti segni visibili, se non quelli causati dal vomito auto-indotto (danneggiamento dello smalto dentale e dell'esofago, nocche ispessite). Si può sospettare un soggetto di essere bulimico se esso presta molta attenzione alle calorie consumate e al peso, ha bassa autostima, si reca al bagno spesso, è depresso e si lascia andare ad abbuffate di cibo.
Il trattamento principale e di maggiore successo è la terapia cognitivo-comportamentale, il cui scopo è scoprire le cause del comportamento e studiarle insieme al paziente, per risolvere il disturbo. Al trattamento deve essere integrato un regime alimentare deciso con un nutrizionista. I farmaci antidepressivi possono essere d'aiuto se alla bulimia è associata la depressione, come spesso accade. I trattamenti psicoterapeutici danno generalmente ottimi risultati, con una diminuzione delle abbuffate compulsive, minori comportamenti atti a perdere peso e sintomi psichici meno importanti.
Non sono rare tuttavia le recidive, per cui il soggetto in concomitanza ad episodi negativi torna ai vecchi comportamenti; spesso la situazione è complicata dalla coesistenza di ulteriori problemi come l'abuso di droghe e di alcol e problemi psichiatrici come i disturbi di personalità.

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